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Premio SIFM ad Alessandra LUCAIOLI

Lucaioli

Lucaioli

Nel corso del convegno annuale della Società Italiana di Filosofia Morale, il 31 maggio è stato conferito il Premio SIFM per l'anno 2019 ad Alessandra LUCAIOLI, che ha conseguito il Dottorato di ricerca in Filosofia e scienze umane presso la nostra Università, nella categoria "Migliore monografia", per la ricerca dal titolo:Ripensare l'abitare smart. Il contributo del paradigma della giustizia spaziale.

La ricerca presentata si offre, in primis, come esercizio di resistenza nei confronti del preconcetto che pone la filosofia sempre “là e altrove”, esonerandola dall’impegno a cimentarsi con le problematiche del reale. La convinzione che muove l'indagine, al contrario, è che il discorso filosofico vada esercitato in costante riferimento all’esperienza e alle dinamiche della realtà in cui si è immersi. Forte di tale persuasione, il progetto ha intrapreso traiettorie inedite per la ricerca filosofica: anziché fermarsi ad un livello prettamente teoretico, o di derivarne tutt'al più indicazioni per la prassi, si è mantenuto un costante contatto con la realtà empirica e la dimensione applicativa, grazie al dialogo intenso e fecondo con il mondo dell’impresa, intesa come soggetto non secondario nella stabilizzazione e diffusione di buoni strumenti e buone pratiche.

Il lavoro ha preso le mosse dalla necessità di riflettere sulla configurazione urbana contemporanea, che qualcuno definisce oggi spazio di flussi e non più di luoghi, a cui si dà il nome di smart city. Il ricorso a questa prospettiva viene fatto sembrare come necessario: è urgente fronteggiare la crescita costante della popolazione, si dice, e, conseguentemente, del livello di urbanizzazione; il considerevole impatto ambientale delle città, le dinamiche della globalizzazione, che espongono le realtà urbane alle opposte tendenze della crescita continua e del declino, e per tutto questo si vede nella tecnologia la soluzione. La presente indagine propone, dunque, un’elaborazione critica delle categorie etico-antropologiche che possano fare da guida per pensare un abitare sostenibile, e in particolare la città del futuro, come luogo capace di favorire la fioritura dell’umano. Ciò si traduce nell’importanza di affrontare una lacuna gravosa che pesa sul dibattito riguardante la città intelligente, vale a dire l’attenzione esclusiva al rapporto tra il concetto di smartness e la dimensione tecnologica, che lascia non tematizzata l’idea di spazio e la dimensione di territorio che questo modello, come finora inteso, sottende. Scegliendo di applicare, tra le teorie della giustizia, il paradigma della giustizia spaziale, un approccio che tiene conto di come la dimensione spaziale sia una coordinata costitutiva dell’umano, l’indagine ha messo a fuoco, da un lato, l’inadeguatezza, epistemologica e di metodo, di pensare il modello urbano della smart city a partire da griglie standardizzate di indicatori, derivanti da un approccio competitivo che interpreta la questione urbana secondo i criteri della performance e della possibilità di misurazione. Dall’altro lato, ha sottoposto a riflessione critica l'unilaterialità della sottolineatura tecnologica, coniugata come supporto della riorganizzazione socioeconomica e territoriale. Sono quindi emerse da un lato la necessità di indagare la relazione triadica tra tecnologia, spazialità ed esseri umani, dall’altro lato l’urgenza di portare alla luce i rischi di letture riduzionistiche dei territori, in particolare quelli rurali, che una certa logica riesce ad interpretare solo come mere appendici degli ambiti urbani.

Il rilievo delle criticità e l’indicazione di possibili nuove direzioni per il paradigma della smart city sono stati messi in gioco come rilevanti non solo per le politiche pubbliche, ma anche per l’impresa tecnologica attraverso l’analisi di due diversi casi studio relativi a prodotti elaborati dall’azienda presso la quale si è svolta buona parte della ricerca, l'impresa MAC di Recanati.

La considerazione dei prodotti attraverso la chiave ermeneutica della giustizia spaziale ha fatto sì che il prodotto venisse analizzato non solo a partire dal dove sarebbe stato utilizzato ma anche considerando come, in tale dimensione della fruizione, si costruiscano altre relazioni, personali, sociali, con l'ambiente naturale, nel contesto della città quale elemento oggi basilare dell'organizzarsi spaziale della convivenza.